Sabato maledetto

Classico palazzone di Roma, adiacente Piazza Vittorio, uno dei posti più lontani da quella che gli inglesi e tedeschi chiamano Rome o Rom. Arrivo alle 8 e, dopo anni di esperienza nel campo olfattivo-culturale, capto i vari sentori presenti nell'aria che fuoriescono, piu densi dello smog, dalle finestre che si affacciano sui portici, facendo scommesse sulla nazionalità del cuoco, come un vero sommelier del puzzo romano, con l'unica differenza che non ho speso 3000 euro all'Hilton. Oggi però gli odori sono diversi: riesco a riconoscere solo cucina cinese ed al massimo indiana, ma ne manca una all'appello che per circa un mese sarà assente dal bouquet di Roma.
6 ore di spiegazione continua: oggi si parla di leghe di titanio e magnesio, lavoro idraulico e diritto industriale con un pizzico di flap aka ipersostentatori. Il menù del sabato quindi è vario quanto stancante ed una finestra aperta su di una strana Roma silenziosa fa venir voglia di chiudere i libri ed uscire, tenere gli occhi tra il vuoto e la formica e sentire anche solo per un attimo un forte senzo di smarrimento che a volte fa bene.

Commenti (3):
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