Sono stanco
Poche sono le foglie che passeggiano quest'anno, forse perché non comprendono più quanto sia importante quel tono di rosso sull'asfalto, non lo so di preciso ma credo che a Dario del Flaminio farebbe piacere donare un anello con loro che svolazzano nei paraggi, amare con il denaro e farsi amare in una Smart. Magari sedersi su di una panchina non lo si trova romantico come una volta ma per quanto mi riguarda sono un nostalgico perciò mi siedo ma non parlo, parla lui invece, Tabucchi. Mi racconta del viaggio, del Portogallo distogliendomi momentaneamente dal rovescio; da tutto ciò che gira al contrario ma che non fa parte di esso; le foglie a terra ci sono a Regina Margherita ed anche l'accoglienza del bar di Ungheria mi aiutano a ricordare. Merenda calda ma non affine al compito di saziarmi, il disegno diventa chiaro quando decido di consumare fuori: marroni canditi portano avanti il tempo (visto che dal mio albero le castagne ancora non sono cascate) gente che passeggia con buste piene di abiti firmati mi fa capire esteriormente chi sono e cosa fanno (senza offesa chiariamoci); il rumore delle tazzine che cozzano continuamente lo paragonerei all'assordante screaming degli storni di Termini (che oltretutto tra pochi giorni verranno cacciati dalle loro abitazioni proprio degli ambientalisti con megafoni che riproducono le grida di caccia dell'aquila). Aprendo il mio zaino vedo Placebo, Ferdinand e The Hives, non ho spillette e cianfrusaglie varie sulla mia ipotetica giacchina perchè "io" ciò che penso lo tengo solo per pochi; mi sento abbastanza imbarazzato; cosa ci faccio qui? mi sono perso o semplicemente sono il rovescio?
Il fatto che mi senta bene e a mio agio in quel bar dei Parioli e con quei cd in mano e Mucchio nello zaino, mi fa capire che ho capito tutto delle persone che mi circondano; ma io? cosa so di me? ora cosa intendo fare? vado in campagna c'è lei che mi aspetta.

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