Distacco



Il punto di vista dell'inerte osservatore di una vita che gli piace, ma non è la sua.

Ikea



Sulla sinistra del template, ho sistemato - grazie all'aiuto di Daniele - le foto esposte nell'ITIS Galilei durante la settimana dello studente (7 giorni di autogestione gestita e controllata dalla "scuola" - si, è un enorme controsenso, fino al punto che la piccola mostra è stata l'unica ad essere organizzata, da me e il mio maestro, in maniera clandestina - )

NB



http://desperateyouth.blogspot.com

Ciò che sei nel tempo che hai



Commento fotografico al post di Mr. White

E' possibile concentrare tutta una vita in un solo istante? Concentrarla come il punto immateriale in cui risiedeva - compresso, nascosto - tutto l'universo prima del big-bang? Se fosse possibile, allora in quel momento sarebbe condensato tutto il potenziale di una persona. O - chissà - di tutte le persone.
Elena ha 21 anni, una collezione di fumetti giaponesi, un figlio di undici mesi, un gatto nero e un mutuo; pensa esattamente queste parole

"Qualcosa ci trascina via."

quando scopre che il padre di suo figlio - nuova etichetta da attaccare e staccare con il velcro su un ex-amico, ex-amante, ex-compagno, neo-bastardo - se n'è andato dal loro castello, appartamento in subaffitto sopra una ricevitoria in periferia. Dov'è la sicurezza, dov'è il controllo, quali sono i punti fissi a cui ancorare una qualsiasi parvenza di sanità? In quel momento si sente spezzata, sola non solo in quanto isolata dagli altri, ma in quanto separata dai propri singoli frammenti.

"La mia anima è un popolo nomade e diviso, disperso in una terra desolata."

Due mesi dopo, suo figlio piange, nella culla. E' un pianto sommesso, tranquillo, come una specie di protesta ragionata. Sorprendente quanto un pannolino bagnato faccia sembrare ovvio e inutile qualsiasi altro ragionamento più elevato. Elena lo cambia, con gesti misurati che sanno d'abitudine. Sei anni prima, su di un banco di liceo, pensa che la questione sollevata da Hume sulla causalità fosse davvero importante; quattro ore più tardi, di fronte al suo ragazzo che l'abbraccia per la prima volta, la sua mente si fa spoglia di ogni pretesa, e diventa un caotico luna-park di sensazioni al neon. Impossibile e irrelevante registrarle. Ma.

"Cercare di non perdere questo istante è come contare gli uccelli di uno stormo guardandolo."

E' come non coglierne il senso. Undici anni più tardi, le torna in mente questa frase. Ad una fermata d'autobus, fissa un vecchio manifesto di un concerto già dimenticato. La cover-band aveva suonato quella canzone, che diventa la sua insperata madeleine proustiana: una stupida canzone da primo amore le riaccende quel luna park abbandonato. Poi, a cascata, altri pensieri: quel tempo è perduto? Era questa la sensazione di già vissuto che Proust anelava nella Recherche? Vivere ancora, rivivere... le madeleine... e ne "La donna che visse due volte", il personaggio di Kim Novak, non si chiama proprio Madeleine? Dove si trova il limite tra ciò che ho vissuto, e ciò che vivrò?

"Se fossi il personaggio di un libro, cosa potrei capire delle pagine da cui prendo vita?"

Se si dovesse condensare tutta la vita di Elena in un singolo istante, bisognerebbe scegliere un afoso venerdì pomeriggio estivo. Elena è in vacanza, seduta sulla veranda di casa, si sta mettendo lo smalto alle unghie dei piedi. Ha quasi finito; il colore è un bel rosso leggermente tendente al carmine, ma luccicante. Suo figlio arriva trotterellando, brandendo un bastone trovato in giardino come un'immaginaria spada. Il bastone urta il tavolino, la boccetta di smalto oscilla, vola - in un tempo infinito - lungo le linee dettate dalla forza di gravità. Sul pavimento, si spacca. Tra i frammenti di vetro, lo smalto si allarga, lentamente, viscosamente. Il primo istinto di Elena è quello di prendere in braccio suo figlio, perchè non si tagli con le schegge sul pavimento. Poi rimane a fissare la macchia che si allarga.

Al centro, la macchia è più densa, mentre verso la periferia gli schizzi sono più sottili, complessi, intricati. Allo stesso modo, all'alba dei tempi, il big-bang da un punto denso, si è aperto e allargandosi ha dato via al tutto. E Elena e suo figlio, e la casa, e lo smalto, e Hume e il principio di causalità, e Proust e i suoi biscotti inzuppati di tè, e i gatti neri e i mutui, e i padri che se ne vanno, cosa sono? Semplici schizzi di un incidente primevo? Ma la macchia non si allarga per goccie. Si allarga per onde, lente, progressive. Non siamo il semplice risultato di un big-bang; non siamo goccie. Non siamo separati dal big-bang. Siamo il big-bang.

"Onde. Siamo come onde. Continue. Collegate. Siamo confini che si allargano."

Elena posa suo figlio, con uno sbuffo, lasciandolo tornare in giardino. E rimane, solo per qualche altro attimo, a fissare lo smalto che si allarga sul pavimento.


"The habit of looking to the future and thinking that the whole meaning of the present lies in what it will bring forth is a pernicious one. There can be no value in the whole unless there is value in the parts. Life is not to be conceived on the analogy of a melodrama in which the hero and heroine go through incredible misfortunes for which they are compensated by a happy ending. I live and have my day, my son succeeds me and has his day, his son in turn succeeds him. What is there in all this to make a tragedy about?"

Bertrand Russel, "The Conquest of Happiness"

A qualcosa serve



Maledizione, non è possibile. Devo togliermi il cavolo di vizio di mangiare merendine schifo mentre guido. Le mani impastate di gel simil-confettura all’amarena fluorescente, peggio del Bostik presa rapida; tra le labbra le briciole incastonate a mo di solitario Miluna. Mi lecco le dite ma non faccio che spargere materia collosa, il volante si trasforma in una trappola per mosche e la destra non mi si scolla più dal cambio.
Arrivo finalmente davanti casa ma avevo dimenticato di prendere le chiavi e dentro non c’era nessuno. Prendo a calci la cassetta delle lettere ed il cane intona un muggito e piega il capo da una parte alla Robert Del Naja.
Devo assolutamente pulirmi le mani perché questo mi rende nervoso.
Da terra prendo una busta che era caduta dopo la zampata alla cassetta postale. È la tessera elettorale…
Pulisce meglio dello scottex.

Amore disperato



Così si inizia a pensare, ricordando.
Lui comprava sempre i vestiti più costosi, calzava scarpe nuove quando le vecchie non gli piacevano più e gelatina a fiumi, profumo fin dentro le orecchie e dietro al collo per eventuali abbracci che non son mai arrivati. usciva di sera, festini e party schifosi dove si incontrano le parioline con il cerchietto fra i capelli biondi e l’apparecchio bianco di porcellana. Sorrisi, musica alta e gente sbattuta sul divano con la camicia fuori dai pantaloni, volavano baci come piume fuori da un cuscino e non si pensava a nient’altro. Proprio niente.
Il giorno dopo però piangeva, proprio per i baci che aveva dato e che non aveva ricevuto; erano gli anni delle medie ed era ancora permesso piangere.
Capì che non sapeva cosa diavolo voleva; non voleva i baci ne le parioline inquattrinate, non voleva quelle dannate scarpe nuove e la camicia non era roba per un tizio di 15 anni. Non voleva vedere più quello schifo di gente che ammazzava i il tempo a suon di woofer.
Adesso sono io, ho scelto di Andare in città a studiare, abbandonare la provincia e la sua cazzo di gente. Ho conosciuto l’unico in grado di sopportare i miei deliri ed insicurezze quotidiane, mi ha aiutato a diventare quello che sono e ne vado fiero, dannatamente a testa alta. Mi sono innamorato di Eva e l’amo ancora.
Blogger che diventano persone, e persone che diventano amici. Grandi Amici.
Gli altri che fine hanno fatto? Bèh, sono andati nei professionali e licei di provincia ed ora ogni giorni li vedi che si scannano, si parlano dietro perché non si sopportano più. Non hanno ancora capito cosa diavolo vogliono, poveri diavoli, e vanno avanti per inerzia insieme a tutta quella massa di gente. Ci finiranno tutti in un sfottuto buco nero, con i loro stereo, i loro neon,i loro cerchietti e fondo tinta.
Quello che cercavo era amore,
amore disperato.

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Variazioni sul tema - cigno



Il riflesso del flah sull'acqua viene reso completamente nero dal polarizzatore.

Nirvana



Mi è ancora impossibile raggiungere una descrizione semplice di un sentimento complesso.

Freak Out



Finalmente sono riuscito a chiudere anche questo lavoro su cui ballerà il gruppo di cui vi parlavo giorni fa ai campionati italiani.
Click destro, salva oggetto con nome; 1.32 Mb.

Cronache terrestri



Ai giorni d’oggi si vive una vita reale ed una identificata da codici, entrambe rappresentabili geometricamente da due linee parallele distanti, l’una dall’altra, di un numero che varia da persone a persona; non oso immaginare quanti di questi parallelismi esistono attualmente, ma molti si somigliano per direzione ed intensità.
A vote però, per motivi sconosciuti alla scienza, le funzioni di più linee si incontrano in un sistema ad una sola soluzione che per ora è impossibile calcolare.
Rapportare questo fenomeno alla vita reale è un paradosso, ma recenti studi dimostrano che ci sono persone in grado di farlo; queste però vengono guardate con un occhio di riguardo perché hanno ancora il cattivo vizio di scambiare emozioni e conoscenze, comunque non dovete preoccuparvi della vostra incolumità visto che di queste persone non c’è quasi più traccia.

Un piccolo passo avanti



Domani mattina espongo un pò di foto al Galilei (Manzoni).
Passo e chiudo.

5° Trofeo JTB



La mia prima piccola prova di lavoro: fotografare i Rocke Feller durante tutto l'arco della giornata in occasione del trofeo JTB (come preannunciato).
Non è andata male (anche perché abbiamo vinto), ma al livello fotografico la prossima volta andrà meglio perché con la digitale ho avuto molti problemi in quanto ho lavorato con aperture intorno a 1/40 di secondo con soggetti in movimento. Per la prossima esibizione avrò a disposizione un'analogica come si deve e una decina di rulli.
Qualche scatto: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8.

Ai miei tempi...



Si, questi giorni sono stato un pò assente ma per giusta causa.
Finalmente martedì allestirò una piccolissima mostra fotografica nella sede del Galilei, quindi questi pomeriggi li ho trascorsi facendo prove di stampa e tutto il resto; poi avrei trovato un lavoretto come "cerino" (sarebbe il tipo che ti spara un flash mentre ti stai tracannando il pranzo nunziale e così via).
Domani, come primo incarico, seguirò i "Rocke Feller" (la compagnia di danza campione italiana in carica), in occasione del trofeo JTB.
Si, un pò di nostalgia ce l'ho, perchè sto gruppo una volta si chiamava Kick Up, solo che c'ero anche io quando si è vinto il titolo italiano; replicando per tre volte consecutive.
poi mi si presentano i pariolini in palestra che han visto 8 mile, io provavo con i pantaloni/straccio e loro con i jeans della rich e gli occhiali ray ban (che ovviamente cadevano rovinosamente al suolo durante le prove), altri con le felpe della narcotici o FBI che facevano grondare ghiandole sudorifere.
Poi polsini, cravatte e cappellini tanto che sembravano usciti da un negozio di sergio tacchini.
Sai che c'è? non è più il mio ambiente, co sta storia ho chiuso, mi metto i pantaloni della mia taglia e buonanotte a tutti.
La moda è riuscita anche a distruggere uno sport, domani sarà solo lavoro.

Le mie foto



Le mie foto sono sassi precisi aguzzi pronti da scagliare su facce vulnerabili e indifese sono nuvole sospese gonfie di sottointesi che accendono negli occhi infinite attese sono gocce preziose indimenticate Sono lampi dentro a un pozzo, cupo e abbandonato un viso sordo e muto che l'amore ha illuminato sono foglie cadute promesse dovute che il tempo ti perdoni per averle pronunciate sono note stonate sul foglio scattate per sbaglio.
Le mie foto son capriole palle di neve al sole razzi incandescenti prima di scoppiare sono giocattoli e zanzare, sabbia da ammucchiare piccoli divieti a cui disobbedire sono andate a dormire sorprese da un dolore profondo che non mi riesce di spiegare fanno come gli pare si perdono al buio per poi ritornare Sono notti interminate, scoppi di risate facce sopraesposte per il troppo sole sono questo le parole dolci o rancorose piene di rispetto oppure indecorose. Sono mio padre e mia madre
un bacio a testa prima del sonno un altro prima di partire le foto che ho fatto e chissà quante ancora devono venire...

Da un testo di Bersani.

Info #2



Beppe Grillo anche a Roma.

Teardrop



Cambiando il beat, cambiando lo strumento della linea melodica e risuonando completamente il basso; viene fuori una roba (2,23 MB) del genere.
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Spara



"...E un adolescente chiese: Parlaci dell'Amicizia.
Ed egli rispose,dicendo:
Il vostro amico è il vostro bisogno soddisfatto.

E' il vostro campo,che seminate con amore e che mietete con riconoscenza.
E' la vostra mensa e il vostro focolare.Poichè, affamati, vi recae da lui, e lo cercate per avere pace.
Quando l'amico vi apre la sua mente, nella vostra mente o temete dire no,né trattenete il vostro sì. E qando tace, il vostro cuor non cessi d acoltae il suo cure; poichè nell'amicizia, tutti i pensieri, tutti i desideri, tutte le attese, nascono e sono condivisi con una gioia priva di lodi.
Quando vi separate dall'amico non rattristatevi. Poichè le cose che amate maggiormente in lui, saranno più chiare durante l'assenza, così come la montagna appare più nitida allo scalatore dalla pianura.
E non vi sia nell'amicizia altro scopo che l'approfondimento dello spirito. Poichè l'amore che non cerca in tutte le maniere lo schiudersi del proprio arcano, non è amore, ma una rete lanciata in avanti e che pesca soltanto cose vane.
E sia la parte migliore di voi per l'amico vostro.
Se egli dovrà conoscere il riflusso della vostra marea, fate anche che ne conosca il flusso.
Poichè quale amico è il vostro per cercarlo nelle ore di morte? Cercatelo sempre nelle ore di vita. Poichè a lui spetta di colmare ogni vostro bisogno, ma non il vostro vuoto.
E nella dolcezza dell'amicizia fate che abbondino risa e piaceri condivisi.
Poichè nella rugiada delle cose minute il cuore ritrova il suo mattino e si ristora.."

Khalil Gibran da "Il Profeta."

Traiettorie



Un inedito della Scribacchina

Concentrata davanti al thé alla menta, in quel minuto del pomeriggio in cui tutto è sospeso e poi lentamente si avvia il tramonto, ho sentito il bisogno di offrirti qualcosa. Ho steso le mie braccia davanti alla finestra aperta, da dove scompariva lentamente un odore di bruciato. Fuori, i gabbiani mi guardavano appoggiati sugli alti camini dei terrazzi condominiali. Uno sparo lontano, forse un botto rimasto di Natale, e sono decollati: io ho scosso le mie mani, le ho lanciate. Morbide, senza unghie, con i soli polpastrelli carichi di un’urgenza presa nella mia pelle, vanno verso di te.
Campagne sterminate, specchi d’acqua di pozzanghere addormentate. Il cielo è così fresco, questa sera. Intorno a me c’è una vaga nebulosa rosa e viola di carezze, un abbracciarsi a distanza, parole che vanno e vengono a velocità superiore alla mia: più stanno vicine a terra più s’infiammano, un lento ribollire di promesse e desideri che va e viene cullato dal sole. Nel giallo dei territori intermedi si sbriciolano i muri di dure gelosie, aggettivi ed epiteti che girano lasciando una scia di rancore, ed ogni tanto un grido bianco squarcia il nastro mutevole del tramonto.
Il puro cielo blu. Un bacio vola lento e sicuro come un albatros, lasciandosi dietro parole sussurrate, leggere come piume. Sotto, le luci rosse fisse delle torri oggi mute, senza nemmeno un temporale estivo nel quale caricarsi e brillare come gioielli. Davanti a noi, il cuore ripetuto all’infinito. Leggera, sfilacciandomi, vado verso di te.

No party

Walkabout

Hope i don't fall in love with you

Bullets in the eyes



Si colpiscono di striscio senza lasciar segni.